venerdì 4 aprile 2014

Hiva Oa, Ua Pou e Nuku Hiva


Ecco le tre isole dell'arcipelago delle isole Marchesi che abbiamo visitato in questi giorni. Prossima destinazione prevista per i prossimi giorni, invece, in navigazione libera e senza tappe a cronometro, il gruppo delle Tuamotu con Takaroa, Ahe e Rangiroa; in realtà di nomi ce ne sono tanti altri ma abbiamo scelto queste tre da fare in sequenza così da avvicinarci al successivo arcipelago delle Isole Società con la famosissima Tahiti.
Posso descrivere le prime tre, piuttosto simili tra loro: ricche ovunque di vegetazione verde scuro (noci di cocco, banane, mango, papaia ed altri frutti che non conosco…) montagnose a strapiombo sul mare, cioè praticamente senza spiagge o se ce ne sono si presentano molto strette e ghiaiose dove le onde dell'oceano si infrangono incessantemente e fragorosamente tanto che avventurarsi per una nuotata può diventare un problema. Durante una gita di mezza giornata a scorazzare per l'impervia strada, l'unica che abbiamo trovato ad Hiva Oa, tra tanti alberi da frutto ci siamo concessi un casco di banane raccolto direttamente da un albero, con un secco colpo di machete, vicino la strada: ottime! L'immagine di Tiki è presente dappertutto: statue, teste e visi in varie forme; queste statue viste di lato ricordano le forse più famose e senza dubbio più imponenti dell'Isola di Pasqua (da guardare il film Rapanui - drammatico ma molto reale). I visi della gente hanno un profilo proprio polinesiano e generalmente sono grintosi quando seri, gioiosi quando sorridenti, con il corpo tatuato, grosso e "cattivo": avete presente la squadra di rugby della Nuova Zelanda, gli "All Blacks"? Anche le donne sono tutte così, come gli uomini…
A dispetto del look esteriore invece sono cordiali e sempre sorridenti. Ci si saluta incontrandosi per strada con sorrisi smaglianti; i bimbi salutano gli adulti. E non sto parlando di cordialità per "interessi turistici" perchè le tre isole visitate non godono di certo di un fiorente turismo specialmente Ua Pou, luogo piuttosto semplice con poche cose dove si potrebbe pensare, con parametri europei, si celi un certa povertà. Certo bisognerebbe viverci per un po di tempo per saggiare il sapore del quotidiano e quindi arrivare ad un giudizio, diciamo così, più obiettivo sulla qualità della vita in tal luogo. Ua Pou, di origine vulcanica, si presenta pure questa montagnosa e verde ma con due torri rocciose nel mezzo le cui sommità penso arrivino a circa 800-1000m di altitudine; sembra strano che la natura abbia costruito questi monumenti cilindrici e piuttosto isolati ma dopo scopriremo che rappresentano il centro del cono del vulcano, ed un suo cono secondario, tramite il quale eruttava la lava. Finita la sua attività eruttiva, la lava, raffreddandosi, è rimasta sul posto mentre tutt'attorno il vulcano si è abbassato, livellato, per erosione ed altri eventi naturali di cui non conosco i dettagli.
Dopo mezza giornata, Lubo ed io, a scandagliare la costa di una baia armati di arbalete, pinne, maschera e tubo per respirare, bellissimo luogo dove abbiamo filato l'ancora della nostra Civetta II, ci raggiunge un uomo sulla trentina per chiederci se abbiamo catturato qualcosa; l'unica "cattura", racconteremo, l'avevamo fatta visivamente: una manta di un paio di metri di apertura alare con tanto di pesce pilota al seguito: impressionante e spaventosa. E meno male che non era uno squalo altrimenti la paura sarebbe salita alle stelle. L'uomo ci chiede se ci fermiamo ancòra qualche giorno così che ci avrebbe accompagnato lui in un posto dove le catture sarebbero state quasi sicure. E poi ci avrebbe ospitato a casa sua per omaggiarci di un casco di banane in cambio delle nostre firme sul suo libro dei visitatori dell'Isola; ci racconterà che questo suo libro è praticamente nuovo, appena iniziato nel 2014, e che desidererebbe fare come suo padre che ne ha uno piuttosto grosso e pieno di firme di equipaggi di imbarcazioni un po di tutto il Mondo. Questi sono i casi in cui ti duole il cuore comunicare che saremmo partiti proprio il mattino sequente alla buon'ora… Qualche stretta di mano, qualche idea per il futuro, chissà forse torneremo lì; ringrazio, salutiamo allontanandoci dalla riva, nella penombra della sera, con il nostro canotto, mani alte, occhi che si incrociano: "Mercì, a la prochaine foi!".

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